I colori della musica

Un viaggio personale tra suoni, ricordi ed emozioni

Dall'età di quindici anni sono innamorato della musica.

Mio padre un giorno rientrò a casa portando con sé alcuni 45 giri, tra cui "Heroes" di David Bowie; e, in curata confezione, un doppio L.P. con le ultime due sinfonie di Beethoven dirette da Karajan.

David Bowie - Heroes
David Bowie - Heroes
Beethoven - Sinfonia Corale
Beethoven - Sinfonia Corale

Ancor oggi ritengo che "Heros" sia una delle più riuscite canzoni di ogni tempo; ed anche se è da molto, anzi troppo tempo che non riascolto la Sinfonia Corale ricordo l'impressione che fecero su di me gli sviluppi del primo tempo, con la meravigliosa alternanza di un motivo imperioso a cui rispondeva una frase gentile, quasi implorante. All'epoca visualizzavo l'immagine di un diverbio piuttosto acceso tra marito e moglie!

Da allora ho ascoltato, e dopo poco ho iniziato a studiare. Al pianoforte mi sono avvicinato in modo piuttosto serio, la chitarra invece l'ho iniziata con i soliti quattro accordi della "Canzone" del sole" di Lucio Battisti, un classico per chiunque inizi da zero.

Avevo diciotto anni quando ho messo su carta le prime note, e il mio primo pubblico è stato quello, selezionatissimo, degli amici degli anni verdi. Devo ancora avere da qualche parte una di quelle vecchie cassette a nastro che non si usano più, con registrazioni men che amatoriali, effettuate con improbabili apparecchietti da discount dell'elettronica.

Cassette a nastro anni '80
Cassette a nastro anni '80

Ingenuità, imperizie di esecuzione, fruscii insopportabili. Eppure era tutto nuovo per noi, entusiasmante come qualsiasi cosa nata di slancio intorno ai vent'anni.

Home studio moderno
Home studio moderno

Poi è venuta l'era dei computer. Ho resistito a lungo, umanisticamente contrario all'imperio delle "macchine", sino a quando il P.C. non l'ho dovuto comprare per mio figlio. Ho iniziato a metter mano per curiosità, ed anche il copia-incolla era all'inizio per me cosa difficile.

Ma il tempo è galantuomo, e lentamente ho iniziato a superare i pregiudizi e a capire le potenzialità del mezzo. Ho scoperto un mondo di possibilità che mi apparivano meravigliose, con applicazioni messe al servizio della musica assolutamente impensabili sino a pochi anni prima.

Arriva una tastiera decente collegata alla scheda audio, arrivano gli editor e gli strumenti virtuali. Un delirio di onnipotenza.

Il pianoforte elettrico giocato ancora dal vivo, il cui suono ormai pare quello di un "gran coda", emula pure con divina indifferenza chitarre ed archi; alla batteria (quando serve) sembra ci sia Phil Collins; alcuni software poi materializzano -con buona naturalezza- la stessa voce umana.

E' il tripudio dell'autarchia musicale.

Tuttavia insieme ai fruscii e alle sedute di registrazione tutte da ridere se ne volano per sempre anche l'ingenuità e la sfrontata incoscienza dell'età verde.

Simbolo della creatività
La foglia - simbolo di crescita e creatività