Poi è venuta l'era dei computer. Ho resistito a lungo, umanisticamente contrario all'imperio delle "macchine", sino a quando il P.C. non l'ho dovuto comprare per mio figlio. Ho iniziato a metter mano per curiosità, ed anche il copia-incolla era all'inizio per me cosa difficile.
Ma il tempo è galantuomo, e lentamente ho iniziato a superare i pregiudizi e a capire le potenzialità del mezzo. Ho scoperto un mondo di possibilità che mi apparivano meravigliose, con applicazioni messe al servizio della musica assolutamente impensabili sino a pochi anni prima.
Arriva una tastiera decente collegata alla scheda audio, arrivano gli editor e gli strumenti virtuali. Un delirio di onnipotenza.
Il pianoforte elettrico giocato ancora dal vivo, il cui suono ormai pare quello di un "gran coda", emula pure con divina indifferenza chitarre ed archi; alla batteria (quando serve) sembra ci sia Phil Collins; alcuni software poi materializzano -con buona naturalezza- la stessa voce umana.
E' il tripudio dell'autarchia musicale.